Violenti raid nella notte di domenica 26, a Chiaia, ai danni di due giovani extracomunitari. La prima aggressione, avvenuta alle 22.30 in piazza Vittoria, ha coinvolto un diciannovenne dello Sri Lanka, la seconda, pochi minuti dopo in via Arcoleo, un ventottenne del Bangladesh. La gang si è poi dileguata a bordo di un bus. Secondo il racconto dei testimoni, i teppisti, circa una decina, sono poco più che sedicenni, tra loro tre ragazze.
La singolare ferocia dell’atto, la giovane età degli aggressori e il futile motivo del pestaggio turbano l’opinione pubblica. La bestialità del gesto ha colto di sorpresa anche la pattuglia di polizia che, allarmata da due testimoni terrorizzati, ha prontamente soccorso gli sventurati. La gratuità della violenza –nessuna premeditazione, nessuna provocazione, né tantomeno un tentativo di rapina finito male- evidenzia tutta l’assurdità di un fenomeno che non si limita a qualche episodio isolato ma è piuttosto una tendenza pericolosamente dilagante. L’azione, infatti, è mirata a far male per gioco, a colpire i soggetti più deboli pur di assaporare emozioni forti. Ignoranza e sadismo, dunque, sono i principali moventi dell’aggressione.
Le storie di questi tragici protagonisti delle cronache nere, alla fine, si assomigliano un po’ tutte: famiglie disagiate, frequentazioni maliziose e modelli negativi dai quali non poter che apprendere valori contrastanti con quelli della solidarietà, dell’altruismo, della cooperazione. In questo desolante mosaico di miserie umane è chiaro il fallimento dello stato, che non riesce e a proporsi come riferimento sul territorio né a impartire una morale umanitaria e civile. Questa assenza lascia i cittadini in balia delle incontenibili intemperanze dei balordi, mancando, innanzitutto, al rispetto dell’inviolabile diritto alla sicurezza. L’istituzione, in effetti, non è neanche capace di tutelare i propri rappresentanti, come dimostrano le aggressioni agli insegnanti, ostacolati nello svolgimento della propria missione educativa, e alle stesse forze dell’ordine, soprattutto perché, forse per eccessivo garantismo, forse per scarsa efficienza, non applica con il dovuto rigore la pena, l’unico strumento attraverso il quale lo stato può imporre al cittadino il rispetto delle regole e la società, a sua volta, delle norme morali.
È doveroso, allora, condannare questi balordi, ma è doveroso, ancor di più, pretendere che lo faccia lo stato.
Facebook uno dei più popolari social network contemporanei. Dove gli la vita di tutti è messa in bella mostra. Ma la vera pecca di questo sito non è la divulgazione di foto pensieri o gruppi ma la pubblicazione e soprattutto la condivisione di alcuni video.
Controllando la propria home page ci ritroviamo a ridere o a sorridere davanti a filmati contenenti persone in situazioni buffe o immagini che ci fanno riaffiorare dei ricordi. Ma quando ci ritroviamo davanti a un video che mostra la morte o la sofferenza delle persone? Cosa susciterà in noi?
Da qualche giorno a questa parte circola di profilo in profilo un video che tratta di incidenti stradali, questo mostra delle immagini molto forti riguardanti questo tema. Ma fin dove questo video può essere considerato come mezzo per sensibilizzare le persone,in particolare i giovani? Mettere la morte in faccia con una bella musica di sottofondo porta questi ad essere più responsabili ed attenti? O resta solo un video triste e straziante visto un giorno come l’altro su Facebook?
La morte è un argomento tabù ma viene vista anche come un qualcosa di lontano dalla nostra esistenza. Molte sono le campagne pubblicitarie che si servono di tutti i mezzi dei mass-media per far capire l’importanza e la fragilità della vita, cercando di diminuire la percentuale di incidenti nel nostro Paese. Ma anche se devono smuovere la coscienza comune sono sempre limitate dal buongusto, non sempre ricorrono a immagini forti. Può un video così incisivo smuovere gli animi ?
A voi la risposta!

Una badante
La città di Venezia ha conferito la cittadinanza onoraria alla giovane badante moldava Victoria Gojan per il mirabile esempio di sensibilità e coraggio dimostrato senza alcuna esitazione.
La trentenne, infatti, la tragica notte del 4 marzo 2008 affrontò le esalazioni del monossido di carbonio per trarre in salvo almeno uno dei due anziani coniugi veneti che accudiva. Le forze dell’ordine giunte sul posto, però, sottoposero a fermo la donna, in quanto clandestina nonostante le reiterate richieste di regolarizzazione avanzate dalla famiglia ma puntualmente respinte dalle istituzioni per innumerevoli cavilli burocratici. Così, le autorità competenti, spinte dall’energica mobilitazione dell’opinione pubblica, si impegnarono immediatamente per insignirla di una speciale protezione umanitaria che potesse scongiurare la minaccia del rimpatrio.
Il caso della signorina Gojan introduce, pertanto, nuovi e importanti elementi nel dibattito riguardante le politiche immigratorie da adottare, evidenziando, innanzitutto, la necessità di semplificare il farraginoso apparato legislativo, e colpendo, poi, l’infame stereotipo dell’immigrato criminale. Da più parti, inoltre, il particolare status riconosciuto alla badante ha ispirato fiducia in una futura politica meritocratica che sappia generosamente premiare i meritevoli e, d’altra parte, colpire con giusta severità gli indegni.
Un indirizzo politico, questo, che tra l’altro andrebbe predisposto in ogni più minuto aspetto della società e, peraltro, già ampiamente propugnato dal Cicerone de De Officis, che la moderna classe dirigente sembra abbia di gran lunga trascurato, o, certamente più probabile, non abbia mai neanche letto.

L'Universo
Dalla credenza di Democrito e di Epicuro negli “altri mondi” agli “abitanti del sole e della luna” sognati da Giordano Bruno, passando per i canali del pianeta Marte di Schiapparelli per pervenire all’attuale progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) finanziato dalla NASA, il seminario del prof. Massimo Capaccioli ha messo a confronto mito, religione, filosofia, scienza e alta tecnologia per rispondere alla domanda: c’è vita fuori dalla Terra?
“Se non riusciremo a risolvere i nostri problemi da soli ce li risolveranno i marziani”. E’ con questa frase che il professor Capaccioli ha presentato il suo attento studio dalle origini ai giorni nostri. Siamo davvero unici nel cosmo? Possibile che in uno spazio infinito non ci sia qualcuno a farci compagnia? E’ davvero impossibile l’esistenza di creature le cui possibilità superino anche le nostre? Il problema del puralismo è una questione estremamente attuale, è un problema mal posto che ammette soluzione solo se si ammette allo stesso tempo l’esistenza degli extraterrestri. Capaccioli non fa altro che riprendere uno studio iniziato agli albori che vede susseguirsi tra loro i più diversi studiosi. E’ Epicuro ad affermare che “ci sono infiniti mondi sia simili che differenti dal nostro” e che nell’universo ci sono creature come nel mondo nostro. E così anche Lucrezio, ereditando la filosofia epicurea, nel suo De rerum natura afferma: “al mondo la terra, il sole, i cieli non sono unici ma innumerevoli”. Ma c’è anche chi non riesce ad accettare l’idea di mondi infiniti creati per mano di un unico uomo, è così che Aristotele giunge ad affermare che “la causa prima non può creare molti mondi” venendo così accusato di aver sminuito la potenza di Dio. Il dibattito pluralistico raggiunge il suo picco massimo con Alberto Magno il quale lo definisce “uno delle questioni più nobili in natura”. Si giunge così alla rivoluzione copernicana e al suo stravolgimento e ha inizio da qui la scienza moderna. Si continua a parlare di pluralismo e Giordano Bruno nella opere cosmologiche parla di infiniti mondi: “uno è il spacio immenso … in cui sono innumerevoli e infiniti globi“. L’antica convinzione dell’uomo di infiniti mondi prende sempre più corpo trovando una prova tangibile nella biblioteca del monastero gesuita a Praga sul cui soffitto è rappresentato un universo infinito. Allo stesso tempo comincia lo studio di Marte, un pianeta molto osservato grazie all’utilizzo di nuovi telescopi. Schiaparelli osserva la superficie di Marte e nota dei canali, la costatazione diviene subito legenda e la gente comincia ad ipotizzare che questi canali fossero scavati dai Marziani che impiegavano tutto il loro tempo a solcare il suolo del grosso pianeta terrestre.
Oggi lo studio dell’universo è basato sul contributo di modernissimi centri di ricerca, dotati di apparecchiature all’avanguardia e volenterosi scienziati (tra cui diversi italiani), che lavorano senza soste alla ricerca, tra le altre cose, di possibili alternative alla vita terrestre. «La vita è un processo complesso, e prima di chiederci se su un altro pianeta c’è vita dovremmo prima definire cosa intendiamo con tale termine». «Dopo il 1995 comunque si è riusciti finalmente ad identificare pianeti extrasolari, ed è molto probabile che in futuro troveremo pianeti simili alla Terra». Una speranza concreta, quindi, per quello che da secoli è uno dei sogni ricorrenti del genere umano. «Del resto, visto che esistono miliardi di galassie contenenti ognuna cento miliardi di stelle simili al sole, sarebbe davvero uno spreco se fossimo soli».

I 99 Posse
Ne sentivamo la mancanza ed eccoci accontentati. Sabato 18 luglio salgono di nuovo sul palco…dopo sette anni di silenzio tornano con un fragoroso botto i 99 Posse, fra la meraviglia e la gioia dei fans che da tanto attendevano il ritorno sulla scena musicale del gruppo partenopeo e i curiosi accorsi per verificare la veridicità del fatto. L’ aria che si respirava nei dintorni del palco era di tensione,molti credevano in uno scherzo o che i mitici “posse” non si sarebbero fatti vivi, passano le ore la tensione sale, per intrattenere la piccola folla già radunata nei dintorni del palco verso le 17, Jovine comincia a suonare e la tensione sembra scemare ma non sparire del tutto. Alle ore 20 arriva con passo deciso e carico di adrenalina Luca Persico, in arte o’zulù che molto gentilmente ci ha rilasciato un piccola ma tagliente intervista:
“Luca siete tornati in questa data per farvi sentire dopo il G8 de L’Aquila o per altri motivi?”
“Siamo tornati ora perché la situazione in Italia fa sempre più schifo, indipendentemente dal G8 de l’Aquila, la sinistra italiana ormai è solo un fantasma ed è buona solo a prendere mazzate dalla destra”
“Avete altri progetti in campo o è stata solo una reunion momentanea?”
“Abbiamo 300 progetti in mente speriamo solo di realizzarli in tempo”
Dopo queste poche ma significative risposte, Luca ci saluta e si accinge a salire sul palco. Con questo live carico di emozioni e rabbia verso “una destra sempre più dittatoriale” tornano alla ribalta i 99 Posse, molti li davano per “morti”ma loro ci sono ancora e noi con loro, perché Napoli ora è tornata non solo a parlare ma a gridare.

Mike Stern e la sua band
MUSA. Polo museale della tecnica e del lavoro in agricoltura (BN) - Martedi 14 luglio alle ore 22:00 si é tenuta la tanto attesa serata della “Mike Stern Band” all’Arena del MUSA di Benevento, dove il famoso chitarrista statunitense si é presentato accompagnato da tre illustri musicisti, quali Tom Kennedy al basso, Bob Franceschini al sassofono e, il più atteso tra tutti, l’eccezionale Dave Weckl alla batteria. Il pubblico, formato per lo più da musicisti, si é recato all’Arena ansioso di ascoltare i brani tratti dal suo ultimo disco ”Who let the Cats Out?” pubblicato nel 2006 dalla Heads Up. Stern ha deliziato il pubblico con straordinari virtuosismi e con il suo inconfondibile sound che é un vero e proprio marchio di fabbrica ormai da anni. Altrettanto fenomenali sono state le prestazioni degli altri musicisti, il sound potente di Tom Kennedy, il suono caldo del sassofono di Bob Franceschini e i grandiosi assoli di Weckl, che non hanno deluso le aspettative dei fan. La serata é stata molto intensa, accompagnata da un’atmosfera carica di energia;non sono mancati i riferimenti ai grandi maestri del jazz come Miles Davis e a fine spettacolo la Band ha sorpreso tutti con l’esecuzione del brano riarrangiato “Heartbreaker” dei Led Zeppelin. Alla conclusione del concerto Stern é sceso dal palco e si é recato tra il publico per firmare autografi e CD agli innumerevoli fan.

